...il solo sapere che un buon libro sta aspettando alla fine di una lunga giornata rende quella giornata più felice...

Kathleen Norris

A FONDO PAGINA I LINK PER IL DOWNLOAD DEI LIBRI..

Il sito è stato ottimizzato per l'utilizzo del browser CHROME (clicca per il download) e per una risoluzione 1024 x 768

giovedì 7 gennaio 2010

SORPRESA!!!

"oddio no!"
Dopo un’intensa ora di fisica, la campanella suonò indicando la fine della terza ora e l’inizio della ricreazione. La nostra materia grigia poteva finalmente andare in standby durante gli unici quindici minuti della mattinata in cui ogni ragazzo può farsi i cavoli suoi. La maggior parte ne approfittava per correre alle macchinette per non dover rischiare di finire in una coda che rubasse metà del tempo. Altri, invece preferivano mettersi ad ascoltare l’I-Pod o parlare di qualsiasi cosa; il resto della classe se ne andava in giro per la scuola per incontrare qualche faccia nuova. Io ero seduta sul banco con la schiena appoggiata al muro, intenta a mescolare lo zucchero nel tè, girando il cucchiaino e osservando la scia bianca che si porta dietro all’interno del bicchierino di plastica. Fummo tutti sorpresi quando il rappresentante di classe entrò di colpo in aula con il fiatone dicendoci che aveva sentito da alcuni amici di quarta che il professore di biologia avrebbe fatto un compito a sorpresa dopo la ricreazione. Avevamo quella materia all’ultima ora!
Aveva già fatto un compito la settimana prima quindi non eravamo preparati, ma probabilmente, visti i nostri risultati nei compiti e nelle interrogazioni, era quasi scontato che la classe destinata era la nostra. Il problema principale fu quello dell’argomento. Il professore non aveva spiegato argomenti nuovi dall’ultimo compito, si era solo limitato ad interrogare quelli che avevano voti sotto la sufficienza. Sicuramente ne aveva scelto uno di qualche mese fa, ma essendo stato circa metà anno, il tempo della ricreazione non sarebbe bastato per riuscire a ripassare e prendere un voto sopra il sei. Potrebbe aver fatto domande incentrate su di una pagina del libro di testo, come su cento. Poteva scegliere un quesito per argomento oppure, peggio ancora, chiederci formule chimiche o legami atomici e molecolari.

Circa tre quarti della classe iniziò a sfogliare il quaderno degli appunti per andare a cercarsi le parole o i concetti chiave. Io aprii il libro per guardarmi qualche figura che mostrasse il DNA e i componenti vari, spiegati mentre ero assente. Ovviamente molti, come me, non riuscivano a concentrarsi sulle nozioni perché troppo preoccupati per il compito. Quel prof faceva solitamente domande a risposta multipla. Oltretutto le domande erano ambigue. Spesso anche avendo studiato, si cascava nei trabocchetti e si sbagliava comunque. Di certo iniziare il secondo quadrimestre con un voto negativo non è il massimo contando che poi sarebbe stato difficile recuperarlo.

Mentre cercavo di fissarmi in testa quelle immagini contorte strapiene di OH, N e compagnia bella, entrarono in aula tre ragazzi che erano andati a farsi un giro. Gli venne quasi da ridere quando videro metà classe con gli occhi puntati sul libro di biologia, ma successivamente intuirono che effettivamente doveva esserci qualcosa di strano. - All’ultima ora, compito di Bio? - chiesero, guardandoci con un’aria preoccupata. Io, tristemente, annuii e due di loro si accasciarono sulla sedia e, con un’espressione funerea, aprirono il libro anche loro. Teo, invece, prese dallo zaino una busta trasparente, e direttosi poi verso la porta, incrociò la Ila che stava buttando nel cestino la confezione dei Ringo e lo guardò con aria interrogativa. Vedendo l’espressione dell’altra, lui le disse: - Porto la relazione di fisica in aula insegnanti. Sabato l’avevo dimenticata - . Lei si spostò per farlo passare. Nel tornare al suo banco la Ila si fermò di colpo fissando il vuoto, come se le fosse venuto in mente qualcosa di colpo. - Qualcosa non va? - le chiesi. Lei disse, quasi non avesse nemmeno sentito la mia domanda: - In aula insegnanti se non sbaglio c’è anche il cassetto del professore di biologia, no? - e qui tutti, intuendo quello che intendeva dire, alzarono il capo e la guardarono. - Ila sei una grande - dicemmo in coro.

Dovevamo entrare in quell’aula e guardare le domande del compito. Avevamo esattamente dieci minuti. Io inseguii Teo e lo fermai spiegandogli cosa avevamo intenzione di fare e accettò, offrendosi volontario per recuperare il la verifica. Io e la Ila ci proponemmo di fare da esca. Ci avviammo verso l’aula insegnanti e vedemmo il famigerato professore alle macchinette, che si beveva il suo caffè ignaro del piano architettato da noi ragazzi. Si avvicinarono furtivamente all’aula insegnanti e videro che stranamente c’erano solo due professori che stavano oltretutto parlando tranquillamente fra loro. Uno dei due era il loro professore di disegno.

- Perfetto - , pensai. - Dato che è un mio prof, ho anche la scusa adatta per distrarlo! - Quindi ci avvicinammo alla porta e io e la Ila cominciammo a chiedergli di tutto, dai voti dell’ultimo compito grafico, alla data in cui si sarebbe fissato il successivo fino alla prossima data in cui si sarebbe svolta la successiva lezione del modulo disegno - italiano. Intanto Teo era entrato nell’aula e ci stava mettendo più del previsto. - E muoviti! Cosa aspetti a venire fuori??? - Finalmente Teo uscì con un’espressione trionfale stampata sul viso e quando io lo vidi, liquidai immediatamente il professore e io e la Ila ci avviammo dietro a Teo e così gli chiedemmo quasi all’unisono: - Allora? Cos’hai trovato? - Lui, continuando a sorridere, disse: - Eheheh. Il compito c’era, ma era per un’altra classe. Una quarta, mi pare. - Subito ci sentimmo sollevate, ma poi pensai: - E se ce l’ha dentro la borsa? - Probabilmente anche la Ila ebbe lo stesso presentimento perché ci guardammo e impallidimmo tutte e due. Teo vedendo la nostra espressione ci chiese perché eravamo così preoccupate. Dopo aver chiarito quel dubbio, anche Teo perse la sua espressione vittoriosa, che lasciò il posto a un’aria da cane bastonato. Proprio in quel momento, suonò la campanella. Era la fine. Era giunta la loro ora. Cupamente, tornarono in classe e ai loro compagni bastò guardarli in faccia per capire che l’operazione era fallita. Si sedettero ai loro posti con una calma irreale.

Entrò la prof di storia. - Ecco - pensai tristemente - Abbiamo tutta l’ora di storia per disperarci. - Infatti nessuno seguì la lezione: ognuno era preoccupato per l’ora seguente, c’era chi cercava di studiare biologia senza farsi vedere dalla prof, chi cercava di farsi i bigliettini e pensava a dove nasconderli. In classe regnava il silenzio, ma persino la professoressa di storia, probabilmente, percepiva l’agitazione e il terrore che si erano creati nell’aula. Io stessa presi più volte il libro di nascosto per ripassare qualcosa, ma, per colpa della preoccupazione, non riuscivo a ricordarmi nulla. Vidi che anche la Ila faceva lo stesso e con la coda dell’occhio vidi che Teo si stava silenziosamente preparando un numero eccessivo di bigliettini. E anche l’ora di storia finì e il termine di quella lezione rappresentò per molti l’inizio della fine.

Non appena la professoressa uscì dall’aula, mancò poco che molti andarono in coma. L’energia statica dell’aria era tale che bastava poco per far esplodere tutto, dall’agitazione si era pure formata la condensa sui vetri delle finestre. E infine il professore entrò allegramente con un passo baldanzoso nell’aula. La sua felicità stonava con l’atmosfera da cimitero della classe. Noi ci alzammo, totalmente rassegnati e pronti ad accettare il nostro destino qualunque esso fosse. Il professore salutò allegramente e disse: - Ragazzi, che cosa ci fate ancora in piedi? Sedetevi forza! Mica vorrete offrirvi tutti interrogati vero? - Quella frase del professore era come un faro di felicità nell’oceano di disperazione in cui la classe era finita dalla fine della ricreazione. Poi il prof firmò il registro e diede una controllata ai voti delle interrogazioni e, senza perdere il suo buonumore, annunciò: - Ragazzi, con la volta scorsa ho chiuso il primo giro di interrogazioni. Direi che stavolta vado avanti con il programma. Seguitemi in laboratorio di biologia che devo mostrarvi qualcosa di interessante. - Tutta la classe tirò un sospiro di sollievo tale che si sollevò tutta la polvere presente nella classe in un colpo solo. Seguì un silenzio di tomba. Quindi ci alzammo e seguimmo il professore fuori dall’aula. Mentre scendevo, Teo mi si avvicinò e mi disse: - Visto? Lo sapevo! Perché ti sei preoccupata così tanto inutilmente? - Sebbene Teo al cambio dell’ora aveva rischiato di andare in shock due o tre volte, mi limitai a sorridere e ad annuire. Salvi anche stavolta!

lunedì 21 dicembre 2009

IL PRIMO LIBRO!


Il primo libro si intitola:

"GRAZIE MATEMATICA!"


scritto da: Marta Iselle
riveduto e corretto da: Giulia Vigolo
supporto, informazioni tecniche e consigli: Elia Bonetto

CAPITOLO 1

"Merda Merda Merda!!!"
"Debito. Ora come lo dico a mio padre? Non mi lascerà partecipare al provino per entrare nel Vicenza."
Fu l’unica cosa a cui pensai in quel momento.
"Dovrò rinunciare al mio sogno più grande. Non potrò indossare la maglia bianca e rossa simbolo della mia passione per il calcio che mi porterebbe ad entrare in nazionale. Inoltre mio padre non mi rivolgerà per molto tempo la parola."
"La cosa migliore è scappare...".....



Per leggere tutta la storia clicca qui.

lunedì 14 dicembre 2009

CAPITOLO 1 - GRAZIE MATEMATICA


"Merda Merda Merda!!!"
"Debito. Ora come lo dico a mio padre? Non mi lascerà partecipare al provino per entrare nel Vicenza."
Fu l’unica cosa a cui pensai in quel momento.
"Dovrò rinunciare al mio sogno più grande. Non potrò indossare la maglia bianca e rossa simbolo della mia passione per il calcio che mi porterebbe ad entrare in nazionale. Inoltre mio padre non mi rivolgerà per molto tempo la parola."
"La cosa migliore è scappare..."

Mi diressi verso la fermata dell’autobus, voltandomi l’ultima volta a guardare il tabellone dei voti appeso alla porta principale della scuola. Intravidi sfocato il mio “giudizio sospeso”, mi voltai e aspettai l’autobus.
Quando salii mi misi subito addosso le cuffiette per non sentire i commenti dei compagni, e per tutto il tragitto dalla scuola alla stazione osservai le case scorrere velocemente sotto i raggi del sole.
Non mi accorsi neanche del tempo che passava e in un attimo arrivai a destinazione. Appena scesi, di fronte a me vidi solo una enorme porta scorrevole bianca, aperta, e sulla destra la biglietteria.
Nello stesso istante il mio autobus arrivò mezzo pieno di persone. Non avevo nessuna voglia di tornare a casa. Guardai il veicolo fermarsi e alcuni compagni che salivano sorridendo, altri con una stupida espressione di preoccupazione.
Se fossi tornato a casa la mia giornata si sarebbe conclusa nel peggiore dei modi quindi, mi diressi verso la stazione dei treni.
Senza pensarci andai alla cassa, lessi il tabellone davanti a me: Milano. Non ricordo neanche cos'ho pensato so solo che quasi a mezza voce chiesi un biglietto per quella città.
-Ecco, fanno dieci e settanta, parte fra cinque minuti, binario due-.
Ringraziai, pagai la cifra e andai a sedermi in uno scompartimento in fondo al vagone, in un sedile neanche tanto comodo.
Mi chiesi se stavo facendo la cosa giusta e pensai di avvisare mia madre che avrei ritardato. Restai sorpreso quando mi accorsi di non avere il cellulare nella tasca.
"Dove diamine…"
Ricontrollai bene, ma non c’era traccia del mio N-70.
"Deve essermi caduto in autobus."
Mi alzai di scatto verso l’uscita ma proprio in quel momento, la porta si chiuse.
"Classico. Come ogni volta che desideri che qualcosa non accada, ecco che accade!"
Con un fischio vidi le persone allontanarsi alla mia destra per poi scomparire e la strada diventare una sorta di campi ed arbusti...

CAPITOLO NUMERO 2

lunedì 7 dicembre 2009

CAPITOLO 2 - GRAZIE MATEMATICA


Avevo circa un’oretta scarsa di viaggio durante la quale riflettei su ciò che avrei dovuto raccontare ai miei genitori. Per prima cosa avrei dovuto dire che mi ero impegnato anche se, detto fra noi, non era veramente così. Il tempo passato sui libri era quella mezz'ora alla sera, appena dopo gli allenamenti tanto per sapere almeno l’argomento del giorno successivo.
Adoravo il calcio, fin da quando avevo tre anni. Ho sempre amato questo sport. Sono cresciuto in quel campo, con i miei amici. Il mio ruolo era difensore centrale, e mi consideravano bravo. In più di una partita ho giocato come capitano. Era l’unica cosa che mi faceva tornare a casa distrutto.
Mio padre non capiva cosa ci trovassi di tanto bello nel rincorrere un pallone. Lui ha sempre preferito gli sport come il nuoto, che modellano il fisico e fanno bene alla salute.
Ma la mia passione per il calcio non era comparabile con le sue chiacchiere.
Finalmente quest’estate mi avrebbe portato a fare il provino per entrare nella squadra dei giovanissimi a Vicenza e magari qualche scout di qualche squadra importante, in un futuro non troppo lontano, mi avrebbe notato e mi avrebbe proposto un contratto. Ma il mio sogno era giocare in nazionale...
Non avevo però calcolato il debito in matematica. Mio padre mi farà rinunciare alla squadra di sicuro.
Chiusi gli occhi e feci un bel respiro.
C’era molto silenzio nel mio scompartimento. L’unico rumore che sentivo era quello delle ruote metalliche del veicolo...a intermittenza...
Guardai l’orologio. Erano passata circa mezz'ora quando il treno si fermò alla fermata "Desenzano-Sirmione".
All'improvviso sentii un rumore di passi venire verso il mio posto.
"Deve essere un controllore." Pensai.
Estrassi subito dalla tasca il biglietto per non sembrare il solito ragazzino sfacciato.
Ma inaspettatamente, un ragazzo di circa 17 anni si fermò a mezzo metro da me.
-E' libero questo posto?-mi chiese cortesemente.
Osservai lo zaino che portava in spalla. Si vedeva una borraccia mezza piena.
"Probabilmente deve essere stato ad un allenamento" pensai.
-Certo- risposi, dopo qualche secondo.
Si sedette nel sedile di fronte al mio, salutandomi con uno strano sorriso e adagiando a terra la sacca rosso-nera.

CAPITOLO NUMERO 3